Se i teenager spiccano il volo...

13 Giugno 2018

A 19 anni e 10 mesi, un record mondiale di precocità per il cubano Juan Miguel Echevarria con il salto a 8,83 appena ventoso (+2.1) di domenica a Stoccolma. Più lungo anche di Carl Lewis alla stessa età.


 

di Giorgio Cimbrico

La gioventù, appena sbocciata dall’adolescenza, può portare a lunghi voli e a mirabolanti atterraggi sulla sabbia, proprio come capitò ai fratelli Wright sulla spiaggia di Kitty Hawk, quando riuscirono a far alzare il loro trabiccolo. Il 20 giugno 1981, ai campionati americani, Carl Lewis saltò 8,62 e si migliorò di quasi mezzo metro: mancavano undici giorni al 20° compleanno del Figlio del Vento, del Jesse Owens della seconda parte del XX secolo.

Il 31 maggio, al Golden Gala di Roma, Juan Miguel Echevarria ha saltato 8,53: per il cubano i 20 anni arriveranno l’11 agosto. Dieci giorni dopo, a Stoccolma, con un soffio di troppo, 2.1 a favore, è atterrato a 8,83. A 19 anni e 10 mesi, un record mondiale in tema di precocità: il verdetto è fornito da una ricerca nell’archivio della memoria, che può esser labile, e in quello dei dati più solidi e certi.

Il testa a testa affonda nel tempo: a 16 anni e 9 mesi Juan Miguel ha toccato 8,05, a 18 appena compiuti Carl stupì la galassia delle high school con 8,13. A 21 anni compiuti da tre settimane, a Indianapolis, assestò una scossa tellurica: 8,76. Beamon teneva la vetta da 14 anni. Sull’altro versante del mondo, nel Caucaso allora sovietico, era venuto alla luce, nel settembre del 1965, Robert Emmiyan che a 20 anni e 4 mesi lasciò un primo importante segno a 8,30.

Rimanendo nella microscopica tribù di coloro che si sono spinti - con o senza vento, in altitudine o meno - oltre il fossato degli 8,80, né Bob Beamon né Mike Powell possono vantare imprese giovanili così brillanti: a 21 anni Bob aveva un personale di 7,93, e a 19 e tre mesi Mike aveva superato gli 8 metri di sei centimetri.

Alla famiglia di chi, verdissimo d’età, seppe mettere le mani su un titolo assoluto con una misura che lasciò il segno appartiene Randy Williams che a 19 anni raggiunti da due settimane diventò campione olimpico a Monaco di Baviera ’72. Senza mai lasciare il suo “Teddy the Bear”, l’orsacchiotto portafortuna, il ragazzo di Fresno saltò 8,34 in qualificazione e, malgrado un infortunio in riscaldamento, conquistò l’oro al primo salto con 8,24. Quarant’anni dopo, a Cheboksary, il russo Sergei Morgunov, a 19 anni e quattro mesi, raggiunse 8,35 e appena due centimetri indietro si è collocato il cubano Maykel Massò, 8,33 a Madrid l’anno scorso, quando aveva superato di appena due mesi i 18 anni, in un 14 luglio che segna l’inizio dell’era di Echevarria, secondo con un record personale portato a 8,28.

In meno di un anno, 55 centimetri. Esattamente quelli che aggiunse Beamon al mondiale che frantumò a Mexico City, cinquant’anni fa.

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